IL "MOBBING" NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONEStorie vere di persecuzioni attuate con soldi pubblici da parte di pubblicifunzionari e dirigenti che percepiscono stipendi pubblici |
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| Questa è la storia di un mio amico, M.C.,
medico, in un importante nosocomio di Milano. Come ogni
cittadino onesto e rigoroso, denunciò, assieme ad altri
colleghi, il proprio primario per la pratica truffaldina
di dirottare i pazienti presso cliniche private dove
questi aveva i suoi interessi. Il primario fu arrestato,
poi messo agli arresti domiciliari e, nonostante la
condanna in primo grado, riammesso in servizio dai
dirigenti del nosocomio i quali, secondo la legge,
avrebbero dovuto sospenderlo cautelarmente dal servizio.
Naturalmente, appena riammesso in servizio, il primario
cominciò una sistematica vendetta contro il dr. M.C.
iniziando ben dodici procedimenti disciplinari. Da quel
momento comincia l'inferno per M.C.: degradato, umiliato,
emarginato, costretto a difendersi da contestazioni
inventate e ritorsive. Intanto il primario viene
condannato in secondo grado e poi con sentenza definitiva
della Cassazione la quale scrive che questi si vendicava
sui suoi sottoposti con vessazioni e procedimenti
disciplinari pretestuosi. E la dirigenza del nosocomio da
che parte stava? Ma dalla parte del primario,
naturalmente! Conclusione: il dr. M.C., per aver fatto il proprio dovere denunciando un corrotto, ha somatizzato tutti i sintomi tipici del mobbing subendo disturbi della personalità, ed ora soffre di depressione. Ah... dimenticavo: la moglie, intanto, mal sopportando questa vicenda, lo ha lasciato. |
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| Altra storia di un medico, anch'egli mio
amico, che lavora in un ospedale di Torino. E' stato
sottoposto a mobbing per
avere testimoniato in tribunale contro alcuni potenti
clinici che avevano truccato un concorso per un posto di
chirurgia plastica in cui vinse la figlia di uno di
questi. La candidata, che avrebbe dovuto vincere, denunciò
alla magistratura la vicenda ed il mio amico dr. A.B.,
con la sua decisiva testimonianza, determinò la condanna
degli imputati. E la storia si ripete: demansionamento,
umiliazioni, allontanamento dal reparto di chirurgia per
impedirgli di operare e tante altre vessazioni. Un giorno
il direttore dell'ospedale, stipendiato con soldi
pubblici, gli disse che "queste cose non si fanno,
non ci si rivolge alla magistratura". Ora il dr. A.B. ha iniziato una causa civile per ottenere il risarcimento dei danni professionali e biologici. |
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http://www.lapuntadelliceberg.3000.it Visita questo sito: "La punta dell'iceberg" è l'unico sito nel WEB interamente gestito dai mobbizzati. |
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| Medicina
del lavoro IL MOBBING: FORMA ILLECITA DI VIOLENZA PSICOLOGICAdi
Rolando Dubini Avvocato
in Milano PROFILI
GENERALI
Il termine inglese mobbing significa «attacco», «assalto», ed è stato utilizzato dallo psicologo svedese Heinz Leymann, allinizio degli anni 90, per indicare una forma di violenza psicologica sul luogo di lavoro, messa in atto deliberatamente nei confronti di una «vittima» designata. Il termine deriva dalletologia, ove si riferisce al comportamento di alcune specie animali, solite circondare minacciosamente un membro del gruppo per allontanarlo. Il mobbing consiste dunque in una forma di violenza psicologica messa in atto da un superiore o da più colleghi di lavoro nei confronti di una «vittima», la quale è soggetta a continui attacchi e ingiustizie che a lungo andare portano lindividuo ad una condizione di estremo disagio psicologico quando non addirittura ad un crollo psicofisico. Il criterio, sia pure arbitrario, per definire il fenomeno è: «la persecuzione deve essere frequente, pressoché giornaliera, e durare per un periodo di almeno sei mesi» (1). Secondo il Centro di disadattamento della prestigiosa Clinica del lavoro «Luigi Devoto» di Milano ogni dipendente ha il 25% di possibilità di trovarsi, nel corso della propria esperienza professionale, in tali condizioni, mentre il 10% dei casi di suicidio presenta come concausa una situazione di terrorismo psicologico sul posto di lavoro (2). Hainz
Leymann distingue quattro fasi di sviluppo del mobbing.
Fase
1: Segnali premonitori. E molto breve, anche se non ancora ben definita nei dettagli. Il primo segnale, da non sottovalutare, va ricercato in una relazione precedentemente neutra o addirittura molto positiva (sia tra colleghi che con il superiore) che subisce un brusco e improvviso cambiamento in negativo, spesso quando allinterno del gruppo lavorativo subentra una persona neoassunta o quando un dipendente riceve una promozione. In tali casi la «vittima» viene criticata nel proprio lavoro, tino a quel momento rispettato ed apprezzato. Fase
2: Mobbing e stigmatizzazione. In tale fase la vittima subisce continui e frequenti attacchi dal superiore e/o dai colleghi. Tali attacchi hanno la funzione di: · ledere la reputazione della vittima attraverso maldicenze, calunnie, ed esposizione al ridicolo; · impedire alla vittima ogni forma di comunicazione, in modo tale da escluderla dal flusso delle informazioni ed isolandola socialmente; · renderle impossibile svolgere il proprio lavoro in modo soddisfacente a causa dellassegnazione di incarichi lavorativi insignificanti e umilianti; · minacce alla vittima. Fase 3: Ufficializzazione
del caso.
La situazione è riconosciuta e segnalata all'ufficio del personale (ed eventualmente interviene il sindacato). Di solito i colleghi interpellati tendono a colpevolizzare ulteriormente la «vittima» imputando la causa del problema alla sua personalità, ritenuta debole e fragile, piuttosto che a condizioni esterne oggettive. Fase
4: Allontanamento. Questa è la fase dellisolamento dallambiente lavorativo: il lavoratore è dequalificato professionalmente, riceve incarichi lavorativi di scarso rilievo e poco gratificanti o scomodi. Il lavoratore va incontro così ad un lungo periodo di malessere generale, caratterizzato da disturbi depressivi e psicosomatici, tanto da doversi rivolgere ad uno specialista. A livello lavorativo possono sopraggiungere il licenziamento o le dimissioni. Il mobbing è un sintomo che rivela lesistenza di un conflitto tra individui allinterno delle organizzazioni. Un
lungo periodo di mobbing produce a carico del
lavoratore una specifica sindrome da stress (disturbo
post traumatico da stress, secondo Brady Wilson,
psicologo clinico americano, in uno studio condotto in
Arizona su un gruppo di lavoratori vittime del mobbing). Il disturbo post traumatico da stress (3) corrisponde ad una «variante dei disturbi dansia caratterizzata dalla sperimentazione di uno stato danimo di particolare risonanza affettiva evocato da eventi molto traumatizzanti di cui il soggetto sia vittima o sia testimone o sei in ogni modo coinvolto (lutto, aggressione violenta, calamità, etc.). La sintomatologia si caratterizza per lesistenza di un ricordo invasivo (flashback) attraverso il quale il soggetto rivive levento traumatizzante accompagnato da attenuazione della responsività, da ridotto coinvolgimento verso il mondo esterno, da disturbi neurovegetativi, disforici e/o cognitivi, da tendenza ad evitare attività o situazioni che possano ricordare il trauma, da insonnia». Lesordio segue il trauma fisico o laggressione da mobbing con un periodo silente che può andare da poche settimane sino a qual che mese. Levoluzione verso la cronicizzazione, rara nei traumatizzati, nei quali vi è tendenza alla guarigione, risulta evento menomativo più frequente nei mobbizzati. In ogni caso è opportuno attendere un cungruo periodo di tempo prima di procedere alla valutazione (4). Larticolo 2087 del Codice civile, ai sensi del quale il datore di lavoro deve adottare tutte le misure necessarie a tutelare lintegrità fisica e morale del lavoratore (in base alle particolarità della mansione, allesperienza e alla tecnica principio della massima sicurezza tecnicaorganizzativa e procedurale), costituisce la prima barriera legale alla quale rare ricorso in tali situazioni di persecuzione. Perciò «deve indubbiamente essere chiamato a rispondere il datore di lavoro, ai sensi dell'art. 2087 del Codice civile, essendo questi tenuto a garantire lintegrità Fisiopsichica dei propri dipendenti e, quindi, ad impedire e scoraggiare .con efficacia Contegni aggressivi e vessatori da parte di preposti e responsabili, nei confronti dei rispettivi SottopoSti» (5). Infatti «i valori espressi dallart. 41 della Costituzione» giustificano «una valutazione negativa, da parte del legislatore, dei comportamenti dellimprenditore che, per imprudenza. negligenza o imperizia, non si adoperi, anche al di là degli obblighi specificamente sanzionati, per ridurre lesposizione al rischio dei propri dipendenti» (Corte costituzionale, 18 luglio 1996, n. 312). Come scrive Soprani, «lincidenza del mobbing sul contratto di lavoro deriva dalla violazione di quella norma lart. 2087 del Codice civile che si assume contrattualizzata indipendentemente da una specifica previsione delle parti, e che genera una responsabilità, in capo al datore di lavoro, di risarcire il danno sia al patrimonio professionale (cosiddetto danno da dequalificazione) sia alla personalità morale e alla salute latamente intesa (cosiddetto danno biologico e neurologico) subiti dal lavoratore» (6). La sentenza di Torino citata in precedenza (7) ha definito come mobbing una situazione di questo tipo: 1. una lavoratrice viene assunta con contratto a tempo determinato di mesi quattro, decorrente dal 7 maggio 1996, prorogato di altri quattro mesi e con scadenza definitiva al 20 dicembre 1996; 2. dopo alcuni giorni di permanenza al reparto assemblaggio montaggio, viene assegnata a mansioni di stampaggio con la macchina 140, in un reparto in cui operano una trentina di persone, che ruotano su tre turni lavorativi, fra cui 67 donne; 3. allepoca dei fatti la macchina 140 è collocata in uno spazio assai angusto ed è ristretta fra due enormi macchine, così da non consentire al prestatore che ne è addetto alcun contatto con lambiente esterno, se non in occasione delle pause fisiologiche, contrattualmente fissate in 20 minuti per ogni giornata di lavoro; 4. tale assai pesante situazione lavorativa è ulteriormente aggravata dalla presenza in azienda del capo turno, aduso a trattare in modo non urbano i propri sottoposti; 5. il medesimo reagisce infatti alle richieste di intervento della ricorrente per guasto macchina con bestemmie ed insulti ed alle lamentele in ordine alleccessiva onerosità della mansione con frasi sarcastiche ed offensive; 6. dal 10 ottobre 1996 la lavoratrice si assenta dal lavoro per malattia, avendo contratto, in conseguenza delle intollerabili condizioni di lavoro e della situazione di segregazione patita, una grave forma di crisi depressiva, con frequenti stati di pianto ed agorafobia, crisi senza precedenti nella sua storia personale; 7. nonostante la terapia farmacologica praticata, i sintomi lamentati non regrediscono, compromettendole definitivamente i rapporti interpersonali e sociali; 8. dopo le dimissioni della lavoratrice la macchina 140 viene collocata in una posizione diversa e meno opprimente rispetto a quella esistente allepoca dei fatti di causa; 9. la lavoratrice è attualmente disoccupata ed ha «paura», per le sindromi neurologiche da cui è affetta, di essere nuovamente inserita in ambienti lavorativi simili a quello che ha lasciato. DISPOSIZIONI
IN MATERIA DI MOBBING Al fine di permettere la realizzazione del principio della massima sicurezza tecnica-organizzativa e procedurale prevista dallarticolo 2087 del Codice civile, le seguenti disposizioni svedesi forniscono utili indicazioni per il datore di lavoro che desidera trattare correttamente il problema del mobbing in azienda. «MOBBING: DiSPOSIZIONI RELATIVE ALLE MISURE DA ADOTTARE CONTRO FORME DI PERSECUZIONE PSICOLOGICA NEGLI AMBIENTI DI LAVORO, emanate dallEnte nazionale per la Salute e la Sicurezza svedese in conformità alla Sezione 18 dellOrdinanza sullAmbiente di Lavoro (1977) il 21 settembre 1993». Definizioni e campo dapplicazione Sezione
1. Queste disposizioni vanno applicate in tutte quelle realtà nelle quali i lavoratori possono essere oggetto di una qualsiasi forma di persecuzione durante il lavoro. Per persecuzione si intendono ricorrenti azioni riprovevoli o chiaramente ostili intraprese nei confronti di singoli lavoratori, in modo offensivo, tali da determinare lallontanamento di questi lavoratori dalla collettività che opera nei luoghi di lavoro. Principi generali Sezione
2. Il datore di lavoro dovrebbe pianificare e organizzare il lavoro in modo da prevenire, per quanto possibile, queste forme di persecuzione nei luoghi di lavoro. Sezione
3. 11 datore di lavoro dovrà comunicare in modo inequivocabile che queste forme di persecuzione non potranno assolutamente essere tollerate nel corso dellattività lavorativa. Procedure particolari Sezione
4. Nel corso dellattività lavorativa dovranno essere previste delle procedure che consentano di individuare i sintomi di condizioni di lavoro persecutorie, lesistenza di problemi inerenti allorganizzazione del lavoro o eventuali carenze per quanto riguarda la cooperazione che può costituire il terreno adatto all'insorgere di qualche forma di persecuzione psicologica durante lattività lavorativa. Sezione 5. Alla presenza di questo tipo di sintomi dovranno essere immediatamente adottate e applicate delle efficaci contromisure. Contemporaneamente sarà con dotta unindagine per accertare se questa mancata cooperazione non debba essere imputata ad una inadeguata organizzazione del lavoro. Sezione
6. I lavoratori sottoposti a queste forme di persecuzione sul lavoro dovranno ricevere aiuto e sostegno immediati, per cui il datore di lavoro dovrà prevedere procedure speciali. Entrata
in vigore Le disposizioni di cui sopra sono entrate in vigore il 31 marzo 1994. RACCOMANDAZIONI DI ORDINE GENERALE DELLENTE NAZIONALE SVEDESE PER LA SALUTE E LA SICUREZZA SUL LAVORO IN MERITO ALLAPPLICAZIONE DELLE DISPOSIZIONI RELATIVE ALLE MISURE DA ADOTTARE CONTRO OGNI FORMA Dl PERSECUZIONE SUL LAVORO Premessa A monte di queste forme di persecuzione possono esserci carenze relative allorganizzazione del lavoro, del sistema informativo interno, una gestione inadeguata del modo di lavorare, un carico di lavoro eccessivo o, al contrario, insufficiente, il tipo di prestazione lavorativa richiesta, carenze nella politica del personale scelta dal datore di lavoro,o, ancora, il tipo di atteggiamento tenuto dal datore di lavoro nei confronti dei propri dipendenti e le sue eventuali reazioni. Problemi organizzativi persistenti e insoluti possono causare forti tensioni mentali negative nei gruppi di lavoratori, con una diminuita capacità di tolleranza dello stress. Questo potrebbe indurre la cosiddetta «mentalità del capro espiatorio» e attivare comportamenti di rifiuto nei confronti dei singoli lavoratori. Le cause dei problemi vanno ricercate nelle condizioni di lavoro reali, soprattutto nel caso in cui più persone, singolarmente, sono state oggetto per un lungo periodo di vari tipi di persecuzione psicologica. Naturalmente a volte le cause o i tentativi di esclusione vanno ricercati nel comportamento o nel modo di agire scelti dai singoli individui. Ma si potrebbe riscontrare che, anche in questi casi, alla radice del problema vi sono situazioni lavorative insoddisfacenti per cui i singoli lavoratori, in preda allansia e alla disperazione. non trovano altra soluzione ~ loro profondo disagio se non quella di agire in modo tale da danneggiare o provocare altri loro compagni. Le conseguenze di queste forme di persecuzione Si tratta di conseguenze gravi che possono assumere varie forme. Tra
i singoli lavoratori: - aumento delle divergenze in termini di avversione dichiarata, irritabilità o accentuata indifferenza. Infrazione deliberata delle regole o rispetto esagerato delle stesse, prestazioni ridotte; - elevato livello di stress, scarsa tolleranza dello stesso con reazioni esagerate, a volte con crisi traumatiche; - patologie di tipo fisiologico. abuso di sostanze dannose o reazioni a livello mentale, ad esempio disturbi del sonno, perdita di autostima, ansia, il fenomeno del «rimuginare» su cose e fatti, depressione e sintomatologia maniacale. A volte invece la conseguenza può essere una marcata aggressività o una grave stanchezza; - incapacità di guardare avanti o irragionevoli richieste di rivendicazione; - pensieri suicidi o atti di violenza contro se stessi. Se
le forme di persecuzione sul lavoro non cessano immediatamente
cè il rischio che i sintomi diventino permanenti,
si cronicizzano e quindi richiedano senzaltro un
aiuto medico e/o psicologico. All
interno del gruppo di lavoro: - efficienza e produttività ridotte; - mancato rispetto delle regole esistenti o irrigidimento per quanto riguarda il rispetto delle stesse; - critiche sempre più marcate nei confronti del datore di lavoro, mancanza di fiducia, un generale senso di insicurezza; - un aumento del dissenso, ad esempio mancanza di comprensione nei confronti di modi diversi di fare le cose, allontanamento dal gruppo e dai propri doveri, tentativi di spezzare il potere o, al contrario, di formare combriccole potenti; - elevato assenteismo per malattia, problemi di abuso di sostanze, notevole avvicendamento del personale e un aumento delle richieste di permessi; - scarsa tolleranza nei confronti dello stress e delle tensioni e sintomi generali di insoddisfazione; - tendenza ad ingigantire piccoli problemi; - la ricerca continua di capri espiatori. La capacità e la prontezza del gruppo di lavoratori di partecipare alla soluzione dei problemi interni aumenteranno o diminuiranno in modo palpabile, oppure scompariranno a seconda del modo in cui il conflitto viene considerato e affrontato dal datore di lavoro. Se non si provvede in nessun modo la situazione di rischio peggiorerà sempre di più con il passare del tempo. GUIDA ALLE SINGOLE SEZIONI Definizioni Sezione
I Le varie forme di persecuzione possono essere esercitate sia dai lavoratori stessi sia dal datore di lavoro direttamente o da suoi rappresentanti. (La persecuzione sul lavoro mobbing che diventa politica aziendale, cioè esercitata per motivi di riorganizzazione, di riduzione del personale o per eliminare lavoratori scomodi, in inglese viene denominata bossing) (N.d.T.). Fenomeni quali la pressione psicologica, la crudeltà mentale, lisolamento sociale e le molestie, fra cui quelle sessuali, vengono considerati con sempre maggiore frequenza problemi che riguardano la vita lavorativa e complessivamente rientrano nel termine di violenza o persecuzione. Si tratta di problemi molto seri con effetti gravi e dannosi sia sui singoli lavoratori sia sul gruppo di lavoro se non vengono valutati e gestiti in tempo. Questi effetti possono tradursi in stati patologici, mentali e fisici, che a volte possono diventare cronici, e sfociare addirittura in un rifiuto della vita lavorativa e della collettività che opera nellambiente di lavoro. Varie sono le forme di persecuzione psicologica, ad esempio: § calunniare o diffamare un lavoratore, oppure la sua famiglia; § negare deliberatamente informazioni relative al lavoro oppure fornire informazioni non corrette a riguardo; § sabotare o impedire in maniera deliberata lesecuzione del lavoro; § escludere in modo offensivo il lavoratore, oppure boiccottarlo o disprezzarlo; § esercitare minacce, intimorire o avvilire la persona, come nel caso di molestie sessuali; § insultare, fare critiche esagerate o assumere atteggiamenti o reazioni ostili in modo deliberato; § controllare loperato del lavoratore senza che lo sappia e con lintento di danneggiarlo; § applicare «sanzioni penali amministrative» ad un singolo lavoratore senza motivo apparente, senza dare spiegazioni, senza tentare di risolvere insieme a lui/lei i problemi. Queste sanzioni possono tradursi, ad esempio. in un allontanamento immotivato dal posto di lavoro o dai suoi doveri, in un trasferimento altrettanto immotivato o in richieste di ore di lavoro straordinario, in un evidente ostruzionismo nei suoi confronti per quanto riguarda le richieste di formazione o di permessi (ma in questo caso si deve fare riferimento al bossing di cui allinizio del paragrafo). Gli atteggiamenti cosiddetti offensivi sono quelli caratterizzati da unassoluta mancanza di rispetto e lesivi dei principi di ordine generale che dovrebbero essere alla base di un atteggiamento rispettoso e morale nei confronti delle altre persone. Di fatto si tratta di azioni che hanno un effetto negativo, a breve e lungo termine, sia sui singoli individui sia sui gruppi di lavoro. A scanso di equivoci è opportuno aggiungere che occasionali divergenze di opinioni, momenti di conflitto e eventuali problemi che si dovessero verificare durante normali rapporti di lavoro dovrebbero essere considerati fenomeni normali, in quanto si può parlare di «forme di persecuzione» solo quando i conflitti personali degenerano fino alla mancanza di rispetto del diritto delle persone alla propria integrità personale e scivolano verso azioni del tutto prive di etica del tipo di quelle sopracitate con effetti devastanti sui singoli lavoratori. Misure
di ordine generale per
prevenire qualsiasi forma di persecuzione psicologica Sezione 2. LOrdinanza dellEnte nazionale svedese per la Salute e la Sicurezza relativa al Controllo dellambiente di lavoro definisce le varie responsabilità del datore di lavoro che riguardano numerosi aspetti della.d.l. Riportiamo alcuni esempi di misure di ordine generale che il datore di lavoro può adottare per prevenire le forme di persecuzione nei luoghi di lavoro: § elaborare una politica ad hoc per lambiente di lavoro che, tra laltro, illustri le intenzioni, gli obiettivi e latteggiamento di ordine generale nei confronti dei propri dipendenti; § elaborare delle procedure che garantiscano condizioni psicologiche e sociali nei luoghi di lavoro le migliori possibili, anche per quanto concerne la situazione lavorativa e lorganizzazione del lavoro; § adottare misure per impedire che si manifestino reazioni negative sul lavoro, ad esempio elaborando delle regole che incoraggi.no un clima di rispetto e di amicizia nel luogo di lavoro. Ed è soprattutto il datore di lavoro e i suoi rappresentanti che per primi devono dare il buon esempio in tal senso; § i quadri e i dirigenti devono ricevere una formazione tale da consentire loro di gestire le materie che rientrano nelle leggi di diritto del lavoro, gli effetti delle varie condizioni di lavoro sulle persone, i rischi di conflitto allinterno dei gruppi di lavoratori, in modo che siano in grado di rispondere con prontezza con un sostegno qualificato a quei lavoratori che si trovassero in situazioni di stress e di crisi. Anche in considerazione della loro personale situazione lavorativa e del loro ambiente di lavoro, è importante che i dirigenti direttamente coinvolti in attività di gestione e di controllo del personale abbiano conoscenze abbastanza approfondite in determinati campi in modo da: § sapere come mettere in grado il lavoratore di adeguarsi nel modo giusto al gruppo di lavoro al quale è assegnato. Ugualmente importante è comunicare in modo chiaro quali siano le regole vigenti nel luogo di lavoro; § fornire ad ogni lavoratore tutte le informazioni sulle attività e sui loro obiettivi. Saranno molto utili a tale scopo riunioni informative regolari da tenersi sul posto di lavoro; § fornire a tutti i lavoratori le informazioni in merito alle misure concordate per la prevenzione di ogni forma di persecuzione sul lavoro e ascoltare le loro opinioni; § cercare di fare in modo che i doveri di loro competenza siano concreti e sensati e che per adempiere alle loro funzioni vengano utilizzate le loro conoscenze e capacità individuali; § dare lopportunità ai lavoratori di migliorare le loro conoscenze e di migliorare le loro prestazioni, e incoraggiarli a raggiungere questo obiettivo. Sezione
3. Esistono alcuni principi importanti che devono essere alla base della vita lavorativa di ogni individuo, e tra questi: § il rifiuto di qualsiasi atteggiamento o comportamento offensivo, a prescindere da chi sia coinvolto o da chi ne sia il bersaglio. Riveste unimportanza particolare il fatto che il datore di lavoro adotti misure efficaci per evitare che qualunque lavoratore sia oggetto di forme dì persecuzione da parte di altri lavoratori. I quadri e i manager svolgono un ruolo importante nel creare il clima nel luogo di lavoro e nel definirne le regole. La cosa essenziale è che il datore di lavoro non sottoponga mai il lavoratore a forme di persecuzione, ad esempio attraverso labuso di potere o qualsiasi altro tipo di atteggiamento inaccettabile. La posizione di dipendenza del lavoratore incide in modo determinante sul rapporto datore di lavorolavoratore, gli equivoci si possono verificare molto frequentemente, di conseguenza il datore di lavoro deve comportarsi in maniera da ispirare fiducia. Per creare un clima favorevole nellambiente di lavoro è importante che il datore di lavoro, con il suo modo di fare stabilisca le condizioni per un dialogo reciproco, una facile comunicazione e un desiderio reale di risolvere i problemi. Generalmente in questo modo il rischio di forme di persecuzione psicologica diminuisce o scompare addirittura. È essenziale che le regole per una cooperazione si concretizzino e si evidenzino nella politica di gestione dellambiente di lavoro, soprattutto al momento dellassunzione di nuovi lavoratori. Un altro fattore importante è la partecipazione dei lavoratori allelaborazione di misure per la soluzione dei problemi associati allambiente di lavoro. Questo significa che nei casi in cui il datore di lavoro e i dipendenti hanno deciso insieme quali siano i principi da attuare per pianificare il lavoro e il tipo di cooperazione, tutti i lavoratori devono conoscere tali principi e sapere in che modo comportarsi. Misure e procedure particolari Sezione
4. E essenziale prevedere elementi e misure di prevenzione in modo che, nel caso insorgessero problemi di organizzazione del lavoro o di discriminazione, il datore di lavoro ne sia informato immediatamente così da essere in grado di adottare le misure del caso. Nessuno dovrebbe fare in modo di celare eventuali forme di persecuzione, neppure in presenza di un rischio di conflitto di lealtà. Tutti i problemi che si presentassero in un luogo di lavoro devono essere affrontati rapidamente, in maniera pertinente e rispettosa. Le soluzioni vanno trovate attraverso il dialogo e misure atte al miglioramento delle condizioni di lavoro degli interessati. Se viene avanzata qualche critica nei confronti di un dipendente questultimo ne deve essere informato in modo che abbia lopportunità di replicare. Le opinioni personali e eventuali supposizioni solo vagamente fondate in merito ad un dipendente o al modo in cui egli svolge il proprio lavoro non devono Costituire una scusa per eventuali forme di discriminazione. Nei casi in cui risulti ovvio che un lavoratore ha veramente provocato il risentimento di altri, il datore di lavoro dovrebbe far presente al lavoratore in questione che è suo dovere contribuire a creare un ambiente di lavoro sereno e un clima vivibile. Ma, nello stesso tempo, il datore di lavoro deve essere consapevole che un atteggiamento provocatorio può essere il sintomo di una situazione insoddisfacente sul lavoro e prendere liniziativa per cercare di risolvere questi problemi. È importante affrontare le questioni in maniera obiettiva, positiva e con lintenzione di trovare una soluzione, ascoltare tutti gli interessati e fornire il proprio sostegno ai più deboli. Eventuali decisioni che passassero sopra la testa della persona interessata non potrebbero fare altro che peggiorare la situazione di quella persona. Nella politica di prevenzione relativa allambiente di lavoro il datore di lavoro deve predisporre un piano di intervento per quanto concerne gli aspetti psicologici, sociali e organizzativi dellambiente di lavoro che sono altrettanto importanti dei fattori di ordine fisico o tecnico. In base alla legge sullambiente di lavoro tutto ciò rientra nei doveri del datore di lavoro, il quale dovrebbe elaborare procedure tali che rendano possibile individuare e accertare con largo anticipo lesistenza di attriti nei rapporti di lavoro tra i dipendenti, consentendo in tal modo di organizzare il lavoro in maniera che il personale addetto alla supervisione possa entrare in contatto con ciascun membro del gruppo di lavoro e avere lopportunità di scambi frequenti con i vari membri del gruppo. Sezione
5. È indubbiamente molto raro che gli eventuali attriti siano dovuti ad ununica persona. Di regola le cause vanno esaminate in base al modo in cui è organizzato il lavoro e non lasciate alla responsabilità di un solo individuo. Nello stesso tempo, però, è importante che ogni lavoratore sia consapevole della propria capacità di contribuire ad instaurare un buon clima di lavoro, del fatto che questo rientri nei suoi doveri. Le soluzioni ai problemi vanno ricercate in primo luogo attraverso lelaborazione di metodi di lavoro, lassegnazione del lavoro, la comunicazione, ecc. Per il raggiungimento di questo scopo si può procedere ad unanalisi della maniera in cui il lavoro è organizzato ad esempio per quanto riguarda i doveri, i requisiti e lautorità, c quindi su questa base avviare una discussione e programmare di conseguenza. I servizi di medicina del lavoro possono fornire un importante contributo in tal senso ed essere daiuto durante il processo di ricerca delle soluzioni. Le forme di persecuzione psicologica sul lavoro non costituiscono un rischio soltanto per i lavoratori direttamente coinvolti. Infatti, finché persistono, costituiscono un grave carico mentale anche per altre persone, ma quel che è peggio, la difficoltà a individuare e affrontare i problemi di base aumenta con il passare del tempo a causa dell'insostenibilità delle posizioni personali, delle accuse, scuse, e contraccuse che di volta in volta ci si scambia quando la forma di persecuzione diventa evidente. £ importante, di conseguenza, che il datore di lavoro intraprenda un'azione immediata per affrontare quegli abusi che potrebbero innescare una forma di persecuzione, o che lhanno già scatenata. Un primo passo utile sarebbe una chiacchierata confidenziale con la vittima dellabuso, improntata al rispetto della persona e in un clima franco e aperto. Parlando con le persone coinvolte ci dovrebbe essere la consapevolezza del pericolo di essere influenzato da punti di vista negativi. In situazioni come queste il comportamento naturale delle persone è quello di barricarsi dietro una strenua difesa delle proprie azioni e, come abbiamo già visto in precedenza, le opinioni possono essere caratterizzate da posizioni rigide, da pressioni e lealtà esercitate dal gruppo. Spesso, quindi, la colpa di queste forme di persecuzione viene fatta ricadere sulla persona oggetto delle stesse. Va detto, tuttavia, che molte persone sono fortemente contrarie al modo in cui un proprio compagno di lavoro viene trattato e sarebbero ben felici di contribuire a rompere il circolo vizioso e distruttivo. Si raccomanda dì riunire tutto il gruppo di lavoro per discutere soltanto nellultima fase dellazione programmata e con lo scopo di realizzare dei miglioramenti pratici per quanto concerne le procedure lavorative e la situazione di lavoro in seno al gruppo nel suo complesso. La prospettiva di giungere a soluzioni di ampio consenso diminuisce con il prolungarsi dellassenza dal lavoro di un lavoratore o con la mancata volontà di affrontare i problemi. Le opinioni personali di segno negativo possono irrigidirsi su entrambi i fronti con il risultato che difficilmente si riuscirà ad instaurare un clima nuovamente sereno nellambiente di lavoro e, addirittura, in certi casi, i problemi determineranno situazioni insostenibili, con continui nuovi equivoci, finché si arriverà, nel peggiore dei casi, al definitivo allontanamento del lavoratore dalla vita lavorativa. Può essere molto difficile per un datore di lavoro arrivare a farsi un'opinione obiettiva di tutti gli aspetti del problema, di conseguenza spesso è consigliabile ricorrere alla consulenza di un esperto, ad esempio attraverso i servizi di medicina del lavoro. Un
aiuto e un supporto adeguati da fornire allindividuo
e al gruppo di lavoro Sezione
6. Un lavoratore assentatosi dal lavoro per malattia a causa degli effetti sulla sua salute di qualche forma di persecuzione psicologica dovrebbe essere aiutato a ritornare al suo posto di lavoro al più presto possibile. La normalità della vita di ogni giorno e un sostegno psicologico e personale sono strumenti fondamentali per neutralizzare le gravi conseguenze di esperienze così traumatiche. Un rapido reinserimento dipende in gran parte dal fatto di mantenere dei contatti positivi con la persona, sia egli in malattia o meno, e dallopportunità che la persona ha di parlare privatamente sia con i compagni di lavoro sia con il datore di lavoro in merito a quanto è accaduto. Nel corso di queste chiacchierate si possono discutere le varie, possibili cause di quanto avvenuto, cercare di trovare i modi di migliorare e di cambiare lambiente di lavoro, e valutare le risorse economiche o pratiche disponibili per raggiungere lobiettivo. Linvito o lesortazione a consultare uno psicologo o altri esperti, a volte può essere interpretato come unoffesa personale; è quindi importante che sia la persona coinvolta a voler ricorrere a questo tipo di aiuto. A volte per risolvere forti dissapori o problemi interpersonali molto gravi nel luogo di lavoro è necessario ricorrere ad unofferta di corsi di formazione o al trasferimento ad altra mansione. Questo tipo di soluzione è valida, ad esempio, per proteggere un lavoratore da ulteriori forme di discriminazione o dai rischio di danni. Ma in tal caso è essenziale che te soluzioni offerte siano motivate in termini di sostanza e di significato e che accettandole il lavoratore veda l'opportunità di progredire nel suo lavoro e di stabilire contatti sociali positivi. Inoltre, questo tipo di decisioni vanno prese dopo aver consultato direttamente i lavoratore e in base alle constatate potenzialità e preferenze dello stesso. Un importante principio da rispettare è quello di fare io modo che le misure adottate non comportino un peggioramento del le condizioni di lavoro. Oltre all'aiuto che può essere offerto al singolo lavoratore. E di fondamentale importanza affrontare i problemi pratici alla base dei quali, nella maggior parte dei casi, si individua una «mentalità da capra espiatorio» allinterno del gruppo, per cui quest'ultimo troverà i modi per attivare una migliore cooperazione in futuro. Esiste un serio rischio che gli eventi si ripetano, con la conseguenza di nuovi casi di gravi discriminazioni, se i problemi fondamentali associati al lavoro non vengano discussi in maniera puntuale e se non si fa emergere una comune determinazione nel voler adottare le misure in grado di risolverli. Quanto più i problemi di base restano irrisolti, tanto più aumentano il rischio di gravi conseguenze e il numero di persone danneggiate nel luogo di lavoro. Molto spesso i lavoratori che operano in gruppo conoscono bene i problemi organizzativi che vanno affrontati. È importante che quei problemi emergano in presenza di forme di persecuzione psicologica delle persone, altrimenti cè il rischio che la persona offesa e i suoi problemi diventino il solo e preponderante argomento di discussione. Nei casi in cui il processo allinterno del gruppo di lavoro si sia spinto troppo avanti per cui le misure adottate per risolvere i problemi rischiano di fallire. si può rendere necessaria lassistenza qualificata di esperti per analizzare le cause, proporre soluzioni e discutere con il singolo e con il gruppo di lavoratori. In casi di questo tipo altrettanto valide sono le risorse offerte dai servizi di medicina del lavoro. Note: (1) R. Dubini, Il Nuovo manuale del caporeparto. Cedis edizioni. settembre 2000, capitolo 16. (2) Si veda, Come soffre! È un caso di ordinano mobbing, in LEspresso, 25 febbraio 1999. 3)Come
sostenuto da Bargagna ed altri nella Guida orientativa
per la valutazione del danno biologico permanente,
Giuffrè Editore, Milano, 1996. (4) Cfr. Fabio Benucci, Il fenomeno del mobbing: preliminari indicazioni nellambito della valutazione medico legale, in http://www.eurom.it/medicina/mc/mcl 6221 .html. (5) Tribunale di Torino, Giudice del lavoro dott. Vincenzo Ciocchetti, in causa Enriquez c. soc. Ergom Matie Plastiche, sentenza n. 5050/99, motivazione depositata in cancelleria il 16 novembre 1999, udienza 6 ottobre 1999. (6) G. Soprani, La sindrome da mobbing, in Ambiente & sicurezza, n. 14/2000, pag. 61. (7) Si veda nota 5. |
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| SEI ONESTO? E IO TI LICENZIO di
Sebastiano Gulisano (dalla
rivista AVVENIMENTI del 8 aprile 1998) Il
primo esposto, lavvocato Francesco Messineo, lo
presentò nel lontano 1979, ed ebbe un effetto devastante
sul Palazzo di Giustizia di Catania: il procuratore capo
e un sostituto chiesero il trasferimento prima che li
mandasse via il Csm. Lultima denuncia è invece del
13 marzo 1998, inviata a ministri, magistrati, Csm, Dia,
commissione antimafia... Ventanni trascorsi a
denunciare il malaffare allIacp di Catania, lIstituto
autonomo case popolari di cui è stato dirigente dellavvocatura
e direttore generale. Incarico, questultimo, che ha
ricoperto fino al licenziamento per «giusta causa»,
avvenuto poco più di un anno fa; la sua «personalità
grafomane» lo avrebbe spinto a «calunniare» lIacp
e alcuni magistrati della Procura etnea. Poi, da Palermo,
hanno fatto arrestare il funzionario regionale Valerio
Infantino, commissario straordinario dellente
pubblico catanese, con laccusa di associazione mafiosa
finalizzata al controllo degli appalti, compresi quelli
banditi dallIacp e considerati irregolari da
Messineo. «Larresto
di Infantino - sostiene Messineo - pone il problema delloperato
della Procura di Catania e quello dei soggetti
istituzionali che, sebbene allertati, non hanno mosso un
dito per verificare lesistenza delle anomalie
che ho più volte denunciato, trasformando lIacp in
unarea protetta ». Dopo il caso
Messina, potrebbe aprirsi un caso Catania.
Almeno in sede di Antimafia. Poi,
Tusa comincia a tagliare tutta una serie di indennità,
da lui ritenute «illegittime», percepite da dipendenti
e funzionari; la forbice dellingegner Tusa si
abbatte anche sulla busta paga dellavvocato
Messineo, privato dell«indennità di toga»,
quattro milioni al mese. Per
i pm Marisa Scavo e Luigi Lombardo e per il gip
Sebastiano Cacciatore - i magistrati catanesi che si sono
occupati degli esposti di Messineo - sarebbe stato
proprio quel drastico «taglio» a provocarne il «risentimento
e lanimosità» verso il commissario, causando la
«paralisi» dellIacp attraverso un disegno «preordinato».
Secondo il pm Scavo, ad esempio, Messineo avrebbe «infondatamente
e capziosamente» accusato Tusa « di favorire personaggi
dellarea politica di presunta appartenenza »dello
stesso funzionario regionale. Infatti, tra le persone che
Tusa avrebbe favorito ci sarebbero anche diversi
professionisti di area pidiessina. Dal 93 al
95, lIacp di Catania va avanti a colpi
denunce e rinvii a giudizio; Tusa è condannato per
comportamento antisindacale; Messineo finisce sotto
processo per diffamazione; tre esponenti della Cgil sono
rinviati a giudizio per diffamazione e il segretario
generale della Cgil etnea è rinviato a giudizio per
avere diffamato Messineo... DellIacp di Catania,
nel 95, si occupa anche lAntimafia
regionale,che rileva «una radicata conflittualità tra
il direttore generale e lex commissario che ha reso
lIstituto ingovernabile; la sensibilità ad
interessi politici di parte; la creazione e la
valorizzazione di una sorta di sovrastruttura
discriminatoria facente capo ad un sovrintendente
che rispondeva esclusivamente al commissario; il continuo
ricorso a consulenze ed incarichi esterni con
ingiustificato aggravio di spese per un Istituto già
sullorlo della bancarotta». La Commissione ribalta
le conclusioni della magistratura etnea e conferma le
accuse di Messineo. Dopo
la pubblicazione della relazione dellAntimafia
regionale, lingegner Alessandro Tusa non è
riconfermato commissario dellIacp di Catania, viene
sostituito dal dottor Lino Buscemi, che dopo aver preso
atto dello sfascio in cui versa lIstituto rassegna
le proprie dimissioni e al suo posto arriva Valerio
Infantino. Siamo nellautunno del 1995. Infantino
si insedia ancora prima che la Corte dei Conti ratifichi
il decreto assessoriale di nomina (che non prevedeva limpegno
di spesa) e, in pochi mesi, dopo aver licenziato
Messineo, bandisce lappalto del Tavoliere,
un complesso residenziale universitario pensato per
ospitare gli atleti delle Universiadi 1997; un appalto di
sessantasette miliardi indetto prima ancora che la
Regione si pronunci sulla congruità dei prezzi (che
risulteranno gonfiati di diciotto miliardi) e dopo linizio
delle Universiadi; assegnato, inoltre, allunica
ditta ammessa, la Cogeco spa di Vincenzo
Randazzo. Messineo,
in attesa, che il Tar si pronunci sul suo ricorso contro
il licenziamento, continua a produrre esposti: in uno di
questi, inviato alla Procura di Catania, racconta le «stranezze»
dellappalto del Tavoliere. È il 7
ottobre 1997. Poco più di due mesi dopo, il 17 dicembre,
vengono eseguiti cinque arresti: finiscono in manette
Randazzo, Infantino, un nipote del «pentito con la
pistola» Balduccio di Maggio, Andrea, il boss di San
Giuseppe Jato Salvatore Genovese e il costruttore Carmela
Milioti. Truccavano appalti per conto del capomafia
latitante Simone Vitale. E tra gli appalti «truccati» cè
proprio quello del Tavoliere. Lo sostiene la
Procura di Palermo. |
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DENUNCIA E CASTIGO di
Gianni Barbacetto Lincredibile
storia di Giuseppe Santagati, luomo che fece
scoprire la truffa delle ricette doro di Poggi
Longostrevi, che fece risparmiare miliardi alla Regione
Lombardìa,e che, come premio, è stato escluso dai
vertici delle aziende sanitarie Bel
premio per aver denunciato lo scandalo delle ricette doro:
licenziato. Giseppe Santagati, avvocato, dirigente di una
delle più grandi Ussl della Lombardia, appena annusato
che i conti non tornavano, aveva aperto uninchiesta
interna, aveva documentato le irregolarità, le aveva
segnalate al procuratore della Repubb1ica Francesco
Saverio Borrelli. Così era scoppiato, nella primavera 1997,
lo scandalo delle ricette doro, cosi era
andato in galera Giuseppe Poggi Longostrevi, mente
della truffa. Per una volta non erano stati i giudici a
scoprire le ruberie di soldi pubblici, ma un
funzionario dellamministrazione, un dirigente
interno, un signore per bene. Buon segno, si direbbe: la
società civile, per una volta, era arrivata prima
dei magistrati. Lamministrazione e la politica
avevano dimostrato di saper precedere i giudici. Ma
oggi, nemmeno un anno dopo - e proprio mentre lo
scandalo Longostrevi sta per avere nuovi sviluppi - i
politici al vertice della Regione Lombardia hanno
rimandato a casa Giuseppe
Santagati: della sua professionalità, della sua capacità
di controllare la correttezza di funzionamento delle
aziende sanitarie e di far risparmiare un bel mazzo di
miliardi pubblici, la Regione, evidentemente, non sa
proprio che cosa farsene. LOSPEDALE
DE! CALABRESI. Giuseppe Santagati nacque a Catania
62 anni fa. A 17 anni arrivò a Milano, perché aveva
vinto una borsa di studio per entrare in un collegio
universitario della Cattolica. Si laureò in
Giurisprudenza, divenne avvocato, si specializzò in
diritto amministrativo. Fu nominato membro del Coreco, il
Comitato regionale di controllo sugli atti
amministrativi degli enti pubblici. Divenne segretario
generale e direttore amministrativo del Pim, il Piano
intercomunale milanese: un organismo che per una breve
stagione sembrò poter diventare il centro in grado
di progettare, in nome degli interessi generali, lassetto
urbanistico di tutta larea metropolitana; invece fu
ridotto allimpotenza dai Latini, dai Balzani e
dagli altri architetti di regime che negli anni Ottanta
fagocitarono lurbanistica milanese e la
trasformarono in una torta succulenta da dividere nelle
sedi dei partiti e dei grandi costruttori, Salvatore
Ligresti in testa. Nel
1991 Santagati lasciò il Pim e fu chiamato a dirigere lUssl
di Rho, alle porte di Milano. Lì, fece pulizia nellamministrazione,
cacciò qualche funzionario, inaugurò una gestione
trasparente. Ma soprattutto fece unesperienza che
non si dimentica: vide allopera, allospedale
di Rho, la mafia in corsia. Posti letto venduti,
intimidazioni, unaggressione a un chirurgo a
colpi di mazze da baseball, un paio di pallottole sparate
in corpo a un medico anestesista. Alla fine fu arrestato un infermiere calabrese, con laccusa di essere un boss della Ndrangheta. Santagati, che non aveva avuto tentennamenti nel denunciare le infiltrazioni mafiose, lo incontrò per caso dopo che venne scarcerato: allaeroporto, come si conviene tra due manager. «Non ce l ho con lei, avvocato...», si sentì dire. Ma le parole, in questi casi, non tranquillizzano mai del tutto. Locchio cerca subito dinterpretare gli sguardi, o quel rigonfiamento eccessivo delle vene del collo che tradisce la stizza... Santagati, però, nel frattempo aveva cambiato luogo di lavoro, si era infilato in altri guai. Era diventato, nel gennaio 1995, amministratore della Ussl 39: per territorio la seconda della Lombardia, con 360 mila assistiti. Aveva da governare tutta larea sud di Milano più i grandi paesoni dellhinterland merilionale, da Rozzano a Binasco a Opera. IL BUON LOTTIZZATO. Santagati è un uomo che conosce bene la pubblica amministrazione e la politica. Potrebbe essere definito, ma sì, un lottizzato: inutile barare, senza sponsorizzazione politica nessuno, nella cosiddetta Prima Repubblica (lasciamo perdere la Seconda...), entrava in un organismo o istituzione o consiglio damministrazione pubblico. E Santagati, cattolico, era entrato al Coreco, al Pim, alle Ussl in quota Dc prima, Partito popolare poi. Lultima nomina, quella al vertice della Ussl 39, aveva avuto anche un clamoroso seguito di cronaca: il tasto viva-voce, dimenticato acceso, di un telefono galeotto aveva permesso a una giornalista del Corriere della sera, Elisabetta Rosaspina, di ascoltare la vivace discussione in cui i rappresentanti dei partiti in Regione si spartivano i posti della sanità in Lombardia. Un agghiacciante, volgare mercato delle vacche che poi finì sul giornale, causando lapertura di uninchiesta della magistratura (ancora in corso) per abuso dufficio, a carico dei politici che avevano trattato le nomine. Ma la svolta nella vita di Santagati avvenne nel marzo 1996. Un medico della Ussl 39, la dottoressa Tiziana Zuliani, entò trafelata nel suo ufficio: «A costo di autodenunciarmi, devo dirle che ho firmato una ricetta irregolare, ho fatto una prescrizione non legittima». Si trattava di un esame complesso, chiamato Spect, non rimborsabile dal servizio sanitario, ma che lo diventava grazie a qualche timbro in più. Santagati aprì uninchiesta interna. E scoprì che lo Spect era regolarmente prescritto da molti medici, dietro pressanti sollecitazioni di un ras della sanità milanese, Giuseppe Poggi Longostrevi, padrone di laboratori danalisi a Milano e di una clinica a Vigevano. Nellautunno 1996 a Santagati apparirono chiari i contorni di una truffa gigantesca: accertò che solo alla sua Ussl, e solo per prescrizioni non rimborsabili, erano stati sottratti 1 miliardo e 400 milioni. Un medico gli portò in ufficio perfino i timbri falsi, distribuiti da Longostrevi, con cui i medici compiacenti autorizzavano esami non autorizza-bili. Il 7 novembre Santagati andò a palazzo di Giustizia e consegnò i risultati della sua indagine a Borrelli. Il 28 maggio 1997 Poggi Longostrevi fu arrestato. A carico suo e di sua moglie Rosalia Zanca, i magistrati Prete e Raimondi avevano raccolto una mole impressionante di elementi daccusa. Una schiera di medici milanesi prescrivevano esami cimici non rimborsabili, inutili, o addirittura mai realizzati. Longostrevi incamerava così nei suoi laboratori parecchi miliardi di denaro proveniente dal servizio sanitario ed erogati dalla Regione. Poi compensava i medici che gli inviavano i pazienti, veri o immaginari: 70 mila lire a ricetta, più i regali, proporzionati al fatturato prodotto (dalla cravatta al servizio di porcellana di Capodimonte). Oggi la Corte dei Conti sta stabilendo quanto Longostrevi abbia rubato al servizio sanitario nazionale nella sua eccezionale carriera. 700 milioni al mese, pare, per molti anni. Intanto i magistrati gli hanno bloccato beni per almeno 60 miliardi. Sfiorato dallo scandalo è stato anche Giancarlo Abelli, da decenni uno dei padroni della sanità in Lombardia, contemporaneamente presidente regionale del Cdu, consulente di Longostrevi e consigliere del presidente della Regione Roberto Formigoni. Le indagini della magistratura, del resto, si sono allargate fino a coinvolgere molte strutture sanitarie, sospettate di barare sui ricoveri per accrescere i rimborsi provenienti dalla Regione. Così, per esempio, le appendiciti semplici sono negli ultimi anni quasi scomparse, Sostituite dalle più remunerative appendiciti con complicazioni. Montagne di carte sono state sequestrate dagli ospedali lombardi (per esempio il San Raffaele di don Luigi Verzè) e presto la Procura dovrà rendere noti i risultati delle sue indagini. ESCLUSO. Il 1 gennaio 1998,
comunque, Santagati incassa il ringraziamento della
Regione Lombardia. Escluso dallelenco dei manager
della nuove Asl, le aziende sanitarie locali. Sostituito
al vertice della sua ex azienda (ironia della sorte o
scelta calcolata?) da un omonimo Giuseppe Santagati,
stesso nome e stesso cognome. Non gliel ha
perdonata il potentissimo Abelli, probabile ispiratore
della nomina del Santagati 2 (viene da Pavia, zona delezione
di Abelli). Non gliel ha perdonata lOrdine
dei medici,che nel caso Longostrevi si è distinto per
la difesa a oltranza della corporazione, mai risultata
tanto palesemente inquinata (700medici coinvolti, poi
ridotti a 400 indagati, e 270 nei confronti dei quali
è stata addirittura chiesta dal pubblico ministero la
sospensione cautelaredallaprofessione). |