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LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Dott. Carlo Azeglio Ciampi

 

Illustre Presidente,

questione di due-tre mesi, per gli onesti, di celebrare in lutto i dieci anni dalla scoperta di Tangentopoli. Il sottoscritto che ritrovò allora coraggio e fiducia nelle Istituzioni firmò in data 25 Maggio 1992 un Promemoria – Esposto diretto al Tribunale di Bari rappresentando la vicenda, assai travagliata, di un romano che sfortunatamente decise, dopo 14 anni trascorsi nella Società Olivetti, di diventare imprenditore in terra di Puglia.  

Da quel Promemoria, quasi innocente, di un modesto impresario che per oltre il 50% del suo budget aveva bisogno di forniture da parte degli Enti Locali, furono aperti ben otto diversi procedimenti penali. Il primo, contro due politici-amministratori ed un Senatore, riguardava un lontano episodio risalente al 1982 per il quale si procedette per il reato di concussione, non essendo quest’ultimo andato in prescrizione. Gli altri Procedimenti, aperti dal P.M., riguardavano fatti accertati dalla P.G. in risposta alla richiesta del magistrato di verificare se quanto raccontato dallo scrivente (fatti accaduti nel 1982) avessero trovato conferma in tempi più recenti. Ebbene, le indagini condotte dalla P.G. accertarono che su dieci delibere di un’Amministrazione Locale riguardante gli anni 1991-1992, prese a campione, non una risultò indenne da gravi “intrallazzi”: da questa indagine, stralciato il Procedimento che mi riguardava, vennero aperti ben sette diversi procedimenti penali a carico di sindaci, assessori, segretari generali ecc. ecc. che portarono ad un arresto e all’emissione di oltre venti avvisi di garanzia.

Il Procedimento che mi riguardava arrivò all’esame del Tribunale il 26 ottobre 1994 e si concluse, pur senza costituzione di parte civile, il 21 Dicembre successivo con una esemplare, coraggiosa sentenza di condanna di ben 69 pagine che, per un avvocato onesto, sarebbe stata considerata inappellabile.

Non così per gli imputati condannati che, ricorsi in appello con il patrocinio di alcuni importanti luminari del foro barese, il 20 Novembre del 1995 vennero assolti con formula piena dalla Corte di Appello di Bari che attestò falsamente l’esistenza in atti di documenti mai esistiti.

Il 25 Dicembre del 1995 inviai a tutte le Istituzioni, compreso il Suo predecessore  alla Presidenza della Repubblica, un Appello-Denuncia che ebbe un seguito nel 1998 con il rinvio a giudizio da parte di uno zelante P.M. della Procura di Potenza, per il reato di calunnia contro gli alti Magistrati della Corte di Appello di Bari. Il processo, celebratosi a Potenza nelle udienze del 26 Luglio e del 14 Giugno 1999 portò il P.M. a chiedere l’esemplare condanna del sottoscritto a 2 anni e sei mesi di reclusione. Il Tribunale, mi assolse in base all’art. 530, comma 2 c.p.p., la stessa formula adottata per l’assoluzione  dell’On. Andreotti.

Il fatto gravissimo, però, è che quel P.M. che richiese la severa condanna, pur conoscendo la verità, decise temerariamente di intimidirmi per aver io sfidato la potente lobby dei magistrati disonesti che, purtroppo per gli onesti, ancora sopravvive in terra di Puglia.

Tutte le denunce inviate al Ministro di Grazia e Giustizia ed al C.S.M. sono state archiviate in violazione di legge come ben potrà evidenziarsi dalla “Lettera Aperta al P.M. dott. Vincenzo Barba” inviatagli il I° Marzo 2000 e che, insieme ad altra missiva ad un P.M. della Procura di Bari, allego in copia alla presente.

Per il resto c’è ben poco da dire: i pochissimi (rispetto alla grave degenerazione del sistema) imputati e condannati per  le vicende di Tangentopoli, incolpano tutti tranne che se stessi e trovano oggi un ampio appoggio nel mondo politico, nei giornali, nelle televisioni e nella stessa opinione pubblica.

La sorte di questa inchiesta che peraltro ha toccato, colpevolmente, ben poche Procure della Repubblica e di cui si celebrerà tra poco il suo decennale, ha dell’incredibile. L’attuale classe dirigente vuol farci credere che Tangentopoli non è mai esistita e questo non a mezzo secolo di distanza, quando i ricordi sono sbiaditi, le generazioni si sono succedute, molti sono morti, ma a solo dieci anni, appunto, da fatti che sono ben vivi nella memoria di ognuno.

Luigi Odasso, direttore del grande Ospedale Torinese le Molinette arrestato recentemente per tangenti, ha dichiarato “Ho sbagliato, mi merito il carcere!”.  Ingenuo, avrebbe dovuto negare accanitamente e aspettare un po’, uno o due anni al massimo, per dirsi vittima anch’esso di un’accanimento giudiziario nei confronti suoi e del suo partito.

La realtà vuole che gli onesti, persa ogni speranza di vedere ripristinata quella legalità per tanti, troppi anni calpestata dai politici e loro portaborse, da amministratori disonesti, imprenditori “lungimiranti”, nonchè magistrati indegni della toga che indossano e di ogni vivere civile a disposizione dei potenti di turno, debbano assistere, impotenti e delusi, a questo spettacolo indegno per uno Stato che si ritiene la culla del diritto!

Non mi faccio illusioni! So bene che Lei è una persona per bene ma so altrettanto bene che i poteri che la Costituzione Le attribuisce, non Le consentono di mettere mano ad una situazione che per gli onesti è solo e soltanto una grande vergogna!

Sono convinto, però, che se un pool di Mani Pulite avesse indagato sulle attività delle diverse Regioni, Province e Comuni perseguendo le illegalità con severità e vera giustizia, ci si sarebbe incamminati verso un sia pur lento ripristino della legalità, dello stato di diritto ed anche alla riconversione di molte coscienze.

Con distinti ossequi.

Putignano,  3 Febbraio 2002

 

f.to Mario Broglio Montani