A parecchi giorni dalla sentenza,può farci un commento a
freddo?
Si
può definire in due parole: "ingiusta e iniqua" che certamente non mi
aspettavo. Io dovevo essere assolto, dovevo perché i fatti che mi sono stati
addebitati,e ormai sono passati 14 anni dall'inizio della mia faccenda
giudiziaria,si sono rivelati tutti inesistenti e infondati!. Questa è la
verità! Con ciò non dovevo essere condannato,ma dovevo avere qui a Palermo
(benché io non sia di Palermo né siciliano, io sono di Napoli e vivo a Palermo
da molti anni, da più di quaranta) un ampio, forte, riconoscimento
significativo per tutto quello che ho fatto negli anni che vanno dal 1962 al
1986, per 24 anni. Gli ultimi anni della mia carriera trascorsi a Roma fino al
dicembre 1992, data in cui sono stato arrestato e mandato in un carcere
militare per 31 mesi e 7 giorni.
Lei, al momento di questa sentenza, pare abbia dichiarato
: "ridatemi la mia dignità!"
Ho
dichiarato ridatemi l'onore. Ho dichiarato questo errando, ma torniamo alla mia
dignità, perché la dignità per riaverla avrei dovuto perderla ed io non l'ho
perduta anche nei momenti più duri. E anche nel periodo carcerario l'ho tenuta
in modo esemplare e l'ho insegnata agli altri uomini… di come si può soffrire
la privazione della libertà con dignità. Hanno fatto di tutto per togliermi
l’onore… i così detti "uomini d'onore".
Dott. Contrada, lei con noi parla di criminali e sanguinari, tuttavia va ricordato che la polizia ha fatto un ampio uso dei pentiti, li ha persino pagati… è vero o no?
Quale polizia?
Dal
pentitismo in poi li ha usati la magistratura. Ai miei tempi, quando svolgevo attività
di polizia, avevamo delinquenti di media stazza non a livelli elevati che
facevano, fungevano da confidenti. Noi facevamo loro qualche piccolo
favore,loro ci davano la possibilità di scoprire reati. Questa era una normale
attività di polizia,poi, subentrata l'epoca del pentitismo, questi individui
sono diventati collaboratori di giustizia, hanno assunto un rango e sono stati
addirittura riconosciuti per mano legislativa, liberati dalle carceri e alcuni
di questi condannati
non a uno ma a più ergastoli,tra tanti nomi ne cito uno per tutti:Giuseppe
Marchese,uno dei più feroci che ci sono stati in questa terra.
Questi individui buoni per tutte le stagioni,questi pendagli da forca,questi uomini che non meriterebbero neppure questa denominazione, sono delle bestie umane…ebbene questi sono stati liberati,perdonati i crimini commessi, ricoverati, protetti; a loro è stata data una nuova identità e una casa,hanno avuto tutti i benefici, loro si sono liberati e hanno mandato in galera altri.Il fatto che ora si siano resi utili allo stato nessuno lo mette in dubbio ma allo stesso tempo si sono anche resi responsabili di un secondo tradimento,hanno tradito la consorteria a cui appartenevano,la mafia,la camorra, la ndrangheta, per cui hanno tradito anche il patto con lo stato non dicendo la verità su tanti altri fatti com' è stato nel mio caso. Questi individui che io avevo perseguito, denunciati,arrestati, fatti condannare o, anche se non avevo perseguito loro personalmente ma i loro parenti o i complici delle loro malefatte(Buscetta,Cangemi, Marchese,Gaspari),sono venuti ad accusare me,ma i magistrati non hanno considerato che questi criminali da me perseguiti accusavano un poliziotto, cioè un loro nemico per antonomasia.Quindi avrebbero dovuto valutare questi elementi di accuse con un rigore cento volte superiore a quel rigore morale e giuridico utilizzato per le accuse rivolte ad altri cittadini italiani.Chiaro questo concetto?
Si, è molto chiaro.Andiamo avanti. Qualcuno di questi signori che lei ha citato ha fatto la seguente dichiarazione: "ogni tanto mi dilettavo ad uccidere"
Beh,
ma questa è gente che si è vantata del grosso numero di omicidi commessi. Per
esempio quando i miei avvocati hanno chiesto a Gaspari,che io ho perseguito
come ladro,il numero di omicidi commessi lui ha risposto:"che non
ricordava precisamente,ma comunque tra i 30 e i 40"... anche di più se si
tiene conto degli strangolamenti e occultamenti di cadaveri sciolti negli acidi
o buttati in mare con una pietra al collo.
Questa
è la razza di individui che lo stato utilizza per combattere la criminalità
organizzata dando sempre prova, naturalmente, di debolezza perché quando lo
stato giunge a compromessi con gente del genere promettendo libertà,
denaro,protezione vuol dire che non riesce a perseguire lo scopo della
giustizia con mezzi normali.
Ancora una domanda. Se lei dovesse parlare all'orecchio di chi l’ha condannato,cosa direbbe?
Lei
ha sbagliato,tu hai sbagliato,un giorno te ne accorgerai,hai sbagliato in
pieno… oppure altro che preferisco non dire.
Dottore,
abbiamo finito.
Così
poco?
Si,perché è per un libro e non
possiamo dilungarci molto.
Perché
tenga conto che di questi argomenti posso parlare non 2 0 3 ore, 2 0 3 giorni, 2 mesi.Sono così tanti gli
argomenti. Voi che parlate con l'accento settentrionale di dove siete?
Lei è di Biella;voi
difficilmente non è che non comprendete.
C'è
ancora una domanda che vorrei farle. Sarà un caso che molti tribunali del sud
siano molto aspri,molto duri?
Ma
sono condizionati perché questi pentiti che mi si sono scagliati contro,parlo
di Buscetta,di Cangemi, Murdaca, di Marino Mannoia, tutte queste persone qui
sono uomini per tutte le stagioni,sono stati utilizzati per tanti altri
processi che si sono conclusi con ergastoli,con condanne a 20/30 anni.Adesso io
li ho smentiti,io ho dato la parola che le cose dette sul mio conto non erano
vere ma è difficilissimo per questi giudici doverlo ammettere,perché se vengono
smentiti nel mio processo,vengono dichiarati inattendibili, inaffidabili e
cadono gli altri processi.Non so se rendo l'idea? E' un giro perverso ed è
questa la cosa che bisognerebbe eliminare dall'ordinamento italiano,questa
é la verità,perché se si smentisce uno di questi ceffi per un processo poi
vengono smentiti tutti gli altri,anche quelli che si sono conclusi con sentenze
passate in giudicato.
Forse per tutti voi del nord che non avete vissuto queste tragedie che sono accadute al sud, principalmente in Sicilia, con la mafia ma anche a Napoli con la camorra,è un po' difficile,dovreste venire un paio di mesi qui e rendervi conto com'è la vita.
Noi
comprendiamo il dramma umano,altrimenti non saremmo qui ad intervistarla.
Ma dico: non è soltanto un dramma umano perché la cosa ormai prescinde dalla mia persona,non è che io sia l'unico protagonista di questa situazione,questo è un dramma sociale,dello stato,è una tragedia,è il declino del nostro ordinamento giuridico che appartiene ad una società che era considerata la culla del diritto.